La pesca commerciale si può differenziare in diverse tipologie:

  • pesca locale
  • piccola pesca costiera
  • pesca costiera ravvicinata
  • pesca mediterranea o d’altura

Si suddivide secondo i sistemi di pesca:

  • Piccola pesca
  • Strascico
  • Palangari
  • Circuizione
  • Polivalente

Ciascuna di queste sottocategorie comporta l’utilizzo di imbarcazioni e motopesca più o meno grandi.

Vedi i video con gli esempi del tipo di pesca.

 

STRASCICO
Le reti a strascico caratterizzano il sistema di pesca industriale più diffuso in Italia. Le imbarcazioni apporto alla produzione lorda vendibile nazionale. I poli produttivi più importanti si trovano nel Medio e Basso Adriatico e in Sicilia (con una elevata concentrazione nelle marinerie di Ancona, Pescara, Molfetta, Manfredonia e Mazara del Vallo), ma in tutti i litorali lo strascico incide in modo consistente sul tonnellaggio totale, essendo praticato da imbarcazioni di dimensioni segnatamente superiori alla media nazionale. La rete a strascico impiegata quasi ovunque è quella a divergenti, nelle sue varie versioni “all’italiana”, “francese” o “da gamberi tipo americano”, le ultime due assai meno conosciute. Molto meno frequenti le reti da traino a bocca fissa, come il rapido e la sfogliara: utilizzate principalmente nell’Alto e Medio Adriatico per la cattura delle sogliole, a livello nazionale hanno una diffusione di poco superiore all’1% della flotta. Ancora più rare le reti a grande apertura verticale (due o tre volte l’apertura di una rete normale). Tra i battelli strascicanti, esiste una consistente fetta di imbarcazioni con stazza inferiore alle 10 tonnellate di stazza lorda – spesso denominata come “piccolo strascico”. Le dimensioni di questa realtà produttiva variano lungo le coste italiane, con una frequenza più elevata nel Mar Adriatico e nello Ionio. Generalmente le imbarcazioni operanti con reti a strascico sono specializzate nell’uso di questo sistema, anche se non mancano casi di alternanza della pesca a strascico con attrezzi da posta, palangari, reti da traino pelagiche, reti da circuizione ed altri sistemi accessori, stimabili in alcune centinaia di unità.strascico

 

 

PALANGARI
Tra le tecniche accessorie più utilizzate in combinazione con le reti da posta, hanno una certa rilevanza i palangari, fissi o derivanti: i primi sono usualmente ancorati al fondo marino; i secondi vengono invece calati a mezz’acqua o in superficie per la cattura dei grossi pelagici.

PALANGARO FISSO
Il palangaro fisso, tecnica fortemente selettiva e dunque rispettosa delle risorse che si stanno sfruttando, mostra una discreta diffusione nel Medio e basso Tirreno, nello Ionio e nelle Isole; è invece quasi assente nel Medio e Alto Adriatico, dove i palamiti sono usati soprattutto a livello dilettantistico o di pesca sportiva. Le specie bersaglio più importanti in termini di apporto ai ricavi totali della barca sono merluzzi, saraghi, dentici e gronghi, con mix di catture variabili in funzione del tipo di fondali, delle batimetrie sfruttate, del tipo di esca, delle dimensioni e della forma degli ami con cui viene armato l’attrezzo.

PALANGARI DERIVANTI
Tendenzialmente monospecifiche sono invece le catture dei palangari derivanti (tonnidi e pesci spada), attualmente in uso soprattutto nelle marinerie siciliane, nel Lazio e in Sardegna, poco diffusi nelle altre regioni. Generalmente praticano questo tipo di pesca imbarcazioni di tonnellaggio e potenza motore medio-alti, perché sovente è necessario spingersi al largo dalla costa per raggiungere le zone di passaggio dei grandi pelagici. Si tratta di un sistema di pesca che presenta carattere di stagionalità, mostrando in alcune zone e periodi dell’anno dei rendimenti più che soddisfacenti.

CIRCUIZIONE
cicuizioneCosì come accade per la gran parte dei sistemi di pesca, anche il numero di natanti che utilizzano reti a circuizione appare decisamente inferiore rispetto al numero di licenze rilasciate. Essa è praticata da imbarcazioni polivalenti, ossia natanti che impiegano parallelamente altri sistemi, soprattutto attrezzi da posta, palangari e lenze. Di questo sistema fanno parte diversi tipi di rete che, pur accomunate dallo stesso principio di funzionamento, si differiscono per caratteristiche tecniche e specie bersaglio. La più diffusa è il cianciolo per pesce azzurro (8% a livello nazionale), che opera su banchi di pesce artificialmente formati mediante attrazione luminosa. Le maglie sono generalmente molto piccole e variano da zona a zona in funzione delle dimensioni dei pesci che formano i banchi da circuire: prevalentemente alici, in misura minore sarde. I natanti hanno in genere una stazza medio-alta anche per le notevoli dimensioni della rete che può pesare, armata, diverse tonnellate. È un attrezzo che trova la sua massima diffusione in Sicilia e nel Basso Tirreno, anche se non mancano esempi di utilizzo del cianciolo nelle altre regioni italiane. Nelle stesse aree si è sviluppata, anche se in misura minore, la pesca con reti a circuizione senza chiusura, che a differenza della precedente è praticata da imbarcazioni di tonnellaggio medio-basso e mira prevalentemente alla pesca del novellame di sarda (bianchetto). Esiste inoltre il cianciolo per pesce bianco, la meno diffusa tra le reti da circuizione: si stimano in poco più di un centinaio le barche che la utilizzano, disseminate nei vari litorali italiani. Le principali specie bersaglio di questa rete sono lampughe e pesce bianco. Infine, la tonnara volante, così chiamata per distinguerla dalla tradizionale rete-trappola fissa con cui vengono catturati i tonni: è una rete di grandi dimensioni che può talora raggiungere una lunghezza di 1.800 m e un’altezza di 400 o più m, utilizzata da grossi motopescherecci singolarmente o da natanti di più modeste dimensioni a coppia. Utilizzata per tonni e sgombriformi in genere, è ormai usata con una certa frequenza solo nel Basso Tirreno.

SCIABICA
Alcuni attrezzi artigianali hanno una frequenza molto limitata e comunque circoscritta ad alcune marinerie del Paese; è il caso, ad esempio, della sciabica da spiaggia, un antichissimo tipo di rete usato in passato in tutte le marinerie: oggi se ne contano una cinquantina in tutta Italia. È stata gradualmente sostituita dalla sciabica da natante, che rispetto alla sciabica manuale consente di allargare l’esplorazione della rete a fondali più distanti dalla costa (ad esempio zone poco profonde, non strascicabili per assenza di spazio o frequenti afferrature) e di meccanizzarne il tiro tramite un verricello, consentendo di ridurre il numero di persone impegnate nelle operazioni di pesca. È praticata da piccole imbarcazioni soprattutto in Toscana, Liguria e Calabria, assente o rara negli altri litorali della penisola. Il target principale è il rossetto, meno frequenti ma comunque rilevanti le catture di bianchetto (novellame di sarda): in entrambi i casi il periodo e le modalità di pesca sono regolamentati da apposite norme per la disciplina delle così dette “pesche speciali”.
sciabica

TRAINO PER MOLLUSCHI – RASTRELLO DA NATANTE

rastrelloMeno importanti sono i sistemi di pesca dei molluschi quali il traino (Medio e Alto Adriatico) e il rastrello da natante (Medio e basso Tirreno). Il primo è un attrezzo da traino costituito da una intelaiatura rigida (bocca) simile a quella del rapido, ma di dimensioni molto ridotte, a cui è fissato un sacco di raccolta: viene utilizzato da imbarcazioni di media stazza per la cattura di vari tipi di molluschi tra cui murici, noci, canestrelle o pettini. Il secondo è invece una draga manuale abbastanza rudimentale, costituita da una bocca dentata che viene manovrata con un lungo palo dalla barca, ancora in uso in Lazio e in Campania per la raccolta delle telline.
RETI DA POSTA DERIVANTI
Una certa importanza su scala locale hanno anche le reti da posta derivanti (spadare e alalungare) oggi utilizzate in alcune marinerie della Puglia, della Sicilia e del basso Tirreno da battelli di stazza medio-alta. In passato la regolamentazione prevedeva dei limiti sulle aree di pesca e sulle dimensioni delle reti; a partire dal 1° gennaio 2002 il loro uso è stato comunque proibito. Una particolare rete derivante è la ferrettara, caratterizzata da dimensioni più piccole rispetto alle derivanti canoniche (la lunghezza massima consentita è di 2 km) e da una maglia non superiore ai 100 mm d’apertura, variabile in funzione delle specie bersaglio che si intendono catturare. Si tratta di un attrezzo relativamente diffuso in Sicilia e nel Basso Tirreno il cui uso era consentito, fino al 31 dicembre 2001, solo entro le 6 miglia dalla costa e per la cattura di alcune specie previste dalla legge. A decorrere dal 1° gennaio 2002, è impiegato solo entro le 3 miglia dalla costa per la cattura di ricciole, occhiate, sgombri, salpe, boghe, alaccie, sardine ed acciughe. Con l’entrata in vigore delle nuove restrizioni, i natanti che impiegano reti derivanti e/o la ferrettara potranno comunque avvalersi degli altri sistemi di pesca previsti in licenza, limitando il danno economico derivante dalla riconversione obbligatoria. I dati mostrano che già oggi il 95% delle unità che operano con le reti derivanti e il 99% di quelle che operano con la ferrettara utilizzano parallelamente altri sistemi di pesca.
VOLANTI
Una categoria distinta di reti da traino è costituita invece dalle reti pelagiche dette “volanti”, utilizzate in alternativa alle reti a circuizione per la cattura del pesce azzurro. Introdotte in Italia dai pescatori del Nord Adriatico (che le hanno importate dai retifici dei Mari del Nord) si sono diffuse unicamente nella versione a coppia, cioè trainate da due pescherecci pressochè uguali, ognuno dotato di due cavi. Spesso vengono utilizzate come reti semipelagiche, ossia in prossimità del fondo, per limitare le possibilità di fuga del pesce (da sotto la rete) e controllarla meglio quando non si dispone di appositi strumenti di controllo; a mezz’acqua infatti non si ha la certezza di esplorare la zona in cui lo scandaglio ha evidenziato il pesce e le catture sono più aleatorie. La diffusione delle reti volanti è praticamente limitata al Mar Adriatico, tra battelli di grosse dimensioni. Il numero di imbarcazioni operanti con questo sistema è stimabile in 380 unità; di queste, circa la metà utilizza parallelamente reti a strascico e, in misura minore, da circuizione.

volante